Anche il Fisco ripropone la necessità di una tariffa

da | 6 Giu 2016 | politica

Una recente pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale di Ancona (n. 1279/2016) afferma  l’obbligo, in capo al Notaio, di emettere fattura anche in ipotesi di prestazione effettuata gratuitamente, perché, ad esempio, a favore di amici. Il caso, che smentisce precedenti ripetute decisioni sul punto della Suprema Corte, non è tuttavia isolato: l’Associazione Nazionale Commercialisti – in un proprio comunicato datato 30 maggio 2016 – denuncia un analogo comportamento dell’Amministrazione Finanziaria, che presuppone compensi di cui addirittura ipotizza l’importo – in verità non percepiti perché rientranti in una più generale attività di consulenza – per l’invio di ogni modello Unico.

Il tema è – ovviamente – rovente e alimenta lo sconcerto dei Notai e di tutto il mondo delle professioni legali ed economiche che, da un lato, hanno visto l’abolizione delle tariffe e l’assimilazione alle imprese, e dall’altro si trovano a fronteggiare un fisco, sempre più rapace, che applica presunzioni ovviamente lontanissime dalla realtà lavorativa quotidiana.

Le mie brevi considerazioni sulla vicenda non possono che partire da un unico punto fermo: la reintroduzione della tariffa professionale, possibilmente unica e nazionale. Sgombrando immediatamente il campo dall’abusato “ce lo chiede l’Europa” è necessario ricordare che nel nostro continente solo il notariato italiano e quello olandese non hanno una tariffa: c’è in Spagna, c’è in Francia, c’è nella sempre citata e celebrata Germania. Il motivo per cui i nostri partner continentali (che continuano a distanziarci in termini di crescita) abbiano insistito in tale scelta è chiaro, e risiede nella maggior tutela che una tariffa predeterminata garantisce al sistema, evitando abusi che colpiscono il cliente e minano l’intera certezza dei traffici giuridici. Il principio, ovviamente, vale per Notai, avvocati, commercialisti, senza distinzioni di sorta.

Sono tuttavia realista e comprendo bene come ora – nell’aria ammorbata dalla narrazione della finta “concorrenza”, che avvantaggia sempre il grosso operatore a discapito del piccolo consumatore, su cui, in modalità e momenti diversi finiscono per ricadere, in termini di maggiori costi o minori garanzie, i risparmi conseguiti dal primo  – la reintroduzione della tariffa sia una proposta che rischia di raccogliere più fischi che consensi. Ed è per questo che – controcorrente rispetto a tanti colleghi – finisco per guardare con interesse alla decisione della Commissione Tributaria di Ancona. Se non si può avere una tariffa, ben venga una presunzione di onerosità – eventualmente prendendo come riferimento i parametri di liquidazione giudiziale dei compensi – che riconduca i Notai verso valori condivisi delle prestazioni. Il singolo professionista potrà, ovviamente, discostarsi, scontando il proprio onorario, ma in questo caso rischierà di dovere pagare le imposte su importi più alti, erodendo totalmente il margine di guadagno.

Concludendo, anche da certe – temerarie – decisioni tributarie possono nascere spunti interessanti. La tariffa – e una quantificazione unica e certa delle competenze – rappresenta una necessità per il Notariato e per l’intero Paese (e ciò vale per ogni professione). Se tuttavia non vi sono le condizioni politiche per procedere in tal senso si utilizzino le possibilità che comunque l’ordinamento – naturalmente indirizzato in questa direzione – offre: e la presunzione di onerosità, eventualmente – ripeto – collegata ai parametri giudiziali – può essere la chiave di volta da cui partire.

Fabio Cosenza

Notaio

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