L’Italia continua ad attrarre importanti investimenti diretti esteri (IDE), che negli ultimi anni hanno raggiunto uno stock di centinaia di miliardi di euro. Molti di questi investimenti si realizzano attraverso l’acquisizione di partecipazioni in società italiane, soprattutto S.r.l., dando origine ad alcuni quesiti pratici di natura societaria.
La questione principale e che viene affrontata e risolta in questo articolo è la seguente: la società estera che diventa socia di una società italiana deve essere provvista di un codice fiscale italiano?
Sembra un quesito banale ma non lo è; noi – abituati.. – diamo per scontato il nostro codice fiscale (sia per le persone fisiche che per le società) ma ovviamente i soggetti stranieri che si affacciano al Bel Paese vi arrivano sprovvisti.
Cosa fare dunque?
Si deve premettere che in passato era ritenuto necessario che una società straniera che acquisiva partecipazioni in società italiane dovesse dotarsi preliminarmente del codice fiscale italiano. La circostanza portava spesso ad alcune incomprensioni: spiegare il tutto alla società (straniera) che investe, provvedere al codice fiscale, con tempi che inevitabilmente si allungavano.
Il Notariato, insieme ad Unioncamere, già anni fa si è interessato alla questione e con gli orientamenti 2020 – 2021 ha rilasciato alcune linee guida che hanno escluso la necessità che una società straniera che partecipa ad una società italiana debba preliminarmente dotarsi del codice fiscale italiano.
La ricostruzione si muove da un dato tanto semplice quanto risolutivo: non c’è alcuna norma di legge che imponga tale adempimento.
L’aspetto fondamentale è che la posizione del Notariato e di Unioncamere non è rimasta un mero auspicio o un’indicazione dottrinale ma ha ricevuto l’avallo del MISE (Ministero per lo Sviluppo Economico) che con decreto direttoriale 14 aprile 2021 ha modificato le specifiche tecniche per la presentazione delle pratiche al Registro delle Imprese eliminando la necessità dell’indicazione del codice fiscale.
Tutto più semplice quindi ora?
L’eliminazione di questo adempimento rappresenta certamente una semplificazione importante per gli investitori stranieri. Ciò non significa, però, che l’operazione sia priva di complessità. Occorre infatti verificare con attenzione la documentazione societaria estera, i poteri di rappresentanza, la validità degli atti provenienti dall’estero, gli eventuali requisiti di legalizzazione o apostille e, quando necessario, la corretta comprensione della lingua italiana da parte dei soggetti intervenuti. Sono tutti profili nei quali il ruolo del Notaio è essenziale per consentire un investimento rapido, sicuro e conforme alla normativa italiana.
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